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HP al MWC 2011: WebOS destinato a creare l’ecosistema. Soltanto business?

Postato 17 febbraio 2011 da Gti in News

HP Pre 3, HP TouchPad, WebOS: le intenzioni del colosso statunitense nella chiacchierata informale con un manager, durante il MWC 2011

WebOS “come sistema per stampanti“. E poi “addio agli smartphone Palm Pre“. E dopo ancora: HP TouchPad e HP Pre 3, i nuovi terminali presenti anche al Mobile World Congress 2011 di Barcellona. Insomma: il sistema operativo inventato da Palm ed ereditato dalla multinazionale statunitense ha davvero un futuro? Perché HP continua a credere, fortemente e fieramente, in WebOS? La risposta è in una parola: eco-system. A sviluppare il tema è stato un manager dell’azienda, David Collins, nel corso di una chiacchierata informale avuta con SoloPalmari durante un (gradevole) rinfresco serale. 

 

Per meglio spiegare il concetto di “ecosistema” applicato all’informatica ed alle telecomunicazioni bisogna fare qualche passo indietro e citare la concorrenza.

La prima a introdurre il “cloud computing” (nel suo significato più esteso) è stata Apple con iPhone, e poi con iPad. Niente di complicato: servizi, applicazioni, contenuti multimediali, acquisti e download, connessione remota e diretta, condivisione dei dati, sincronizzazione di calendari e rubriche, tra computer, smartphone e tablet. I dispositivi della Mela sono stati via via progettati e commercializzati nel rispetto di una linea guida ben precisa: creare, uniformare un ambiente comune nel quale l’utente possa invariabilmente passare dal device tascabile al desktop o al tablet ritrovando le stesse o simili funzioni. Comunque la medesima logica d’interazione. iTunes, ad esempio, e quindi la musica, i video, i programmi.

Subito dopo è arrivata Google, con il suo Android e (forse) con il Chrome OS e, soprattutto, il dominio del Web. Chi sul PC (o su di un Mac!) utilizza Google Maps, Gmail, Documenti e persino Earth, può ritrovare i suoi programmi preferiti anche in mobilità, grazie agli smartphone governati dal sistema verde. Di più: da poco è persino possibile ritrovare sincronizzati tra computer, tablet (sempre Android) e pocket device, i preferiti del browser, la cronologia, come i punti di interesse sulla cartografia GPS.

Nokia e Microsoft sono arrivati per ultimi, meglio che mai. È stato Stephen Elop in persona, il CEO del gigante finlandese, a rammaricarsi del ritardo, qualche giorno fa: “In tanti anni non siamo riusciti a costruire un ecosistema, ed ecco che Android ci ha superati“. Con l’alleanza si vuol realizzare, anche qui e guarda caso, la piena convergenza tra macchine e servizi, applicazioni e prodotti, così che l’utente si trovi nel suo ambiente preferito a casa come in ufficio o in tram.

Ma come spera HP di poter seguire le orme dei suoi competitor, e con un successo se non altro paragonabile, se le vendite dei suoi smartphone (ex Palm) hanno oramai numeri da paese di provincia? Ecco l’idea: si parte dalla posizione dominante non nei sistemi, non nel mondo della tecnologia mobile, ma in quello dei PC, dei laptop e delle stampanti. Qui, invece, i numeri sono da capogiro, ed il ruolo di HP è quello di leader.

David Collins è stato chiaro: “Quando i nostri utenti ci chiederanno di più, qualcosa che possa estendere l’esperienza d’uso HP tradotta con i notebook e con i computer, noi saremo pronti“. Vuol dire: un “layer” WebOS su desktop e portatili basati su piattaforma Windows (perché prendersi la briga di sviluppare un sistema per computer, se neanche Google appare così convinta in tema di opportunità?). E quindi smartphone e tablet capaci di interfacciarsi efficientemente ed efficacemente, rendendo così semplice ed immediata la condivisione dei dati, uniforme il flusso delle informazioni, “illimitata” la possibilità di accesso ai contenuti. Insomma: anche HP vuole l’eco-system. Quel che cambia, rispetto ai concorrenti, è semplicemente il punto di partenza, la prospettiva.

Dal Web: HP TouchPad video preview

 

Dal Web: HP Pre 3 video preview

 

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Autore

Gti



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